images/grafica/TESTATE/tesi_laurea_ped/eccellenze.png

La prospettiva della "vita buona" nel pensiero di M. Nussbaum. Il capability approach e le sue possibili applicazioni nel settore educativo

Studentessa: Baratto Ada
Titolo tesi: La prospettiva della "vita buona" nel pensiero di M. Nussbaum. Il capability approach e le sue possibili applicazioni nel settore educativo.
Docente relatore: prof. Vecchiet Cristian
Controrelatore: prof. Biagi Lorenzo
Presidente Commissione di tesi: prof. Christian Crocetta
Laurea triennale in: Scienze dell'educazione - Educatore sociale
Data: 16/07/2014

Il lavoro di tesi nasce allo scopo di approfondire la prospettiva di ‘vita buona’ secondo Martha Nussbaum, prospettiva che si sviluppa attraverso l’approccio delle capacità. Questo approccio sostiene che l’uomo può vivere una vita pienamente umana solo se gli viene data la possibilità di far funzionare le capacità che Nussbaum declina in una lista. Il fine del lavoro è verificare se e in che termini sia possibile utilizzare questa prospettiva all’interno del lavoro educativo in una comunità educativa per minori. In una prima fase si analizzeranno le origini del capability approach, quindi i legami di Nussbaum con gli studi di Amartha Sen, un altro filosofo che si è occupato della medesima tematica. Seguirà un breve quadro delle influenze filosofiche nel pensiero di Nussbaum. La matrice del pensiero della filosofa è aristotelica, perciò ci si soffermerà in particolare sui richiami aristotelici, evidenziando però anche le ulteriori influenze: gli stoici, Kant, Marx, Smith, Mill, Rawls. Infine nel terzo capitolo si ipotizzerà una rilettura delle capacità proposte da Nussbaum applicandole alla realtà di una comunità educativa e si proporrà l’utilizzo di alcuni strumenti di lavoro rivisitati sulla base del capability approach. Dal lavoro svolto sembra ipotizzabile l’utilizzo di tale approccio nel lavoro educativo, come base e intelaiatura metodologica da cui partire, avendo come obiettivo la realizzazione di una vita buona negli educandi.

Integrazione e appartenenza dei minori stranieri 1.5 e delle loro famiglie

Data: 14/12/2013
Studentessa: Brusò Linda
Titolo tesi: Integrazione e appartenenza dei minori stranieri 1.5 e delle loro famiglie
Docente relatore: prof. Crocetta Christian
Controrelatore: prof. Onama
Presidente Commissione di Tesi: prof. Giacopini Nicola

Negli ultimi anni, il fenomeno migratorio ha interessato l’Italia in maniera sempre più persistente tanto che nel 2011, secondo i dati rilevati attraverso il censimento, gli stranieri residenti nel paese sono circa quattro milioni, che corrispondono al 6,8% della popolazione complessiva.
I numeri, che tale ricerca mette in evidenza, sottolineano le dimensioni del fenomeno e come esso sia uno dei principali fattori di cambiamento del contesto sociale che ha interessato il territorio e la popolazione italiana.
In particolare, la tesi si riferisce ai minori stranieri 1.5, definiti in tal modo poiché si differenziano dagli immigrati di seconda generazione in quanto non sono nati in Italia, ma allo stesso tempo non possono essere considerati di prima generazione perché giungono in Italia quando ancora non hanno raggiunto l’età adulta.
Queste persone, pur trovandosi a vivere situazioni diverse in base all’età e alla modalità di migrazione, sono accumunate dal sentimento di incertezza legato alla loro condizione che impedisce loro di riconoscersi come italiani e allo stesso tempo come appartenenti ad un altro stato.
Di conseguenza la tesi cerca di comprendere le difficoltà che queste persone vivono per quanto riguarda l’integrazione ma anche la costruzione dell’identità legata al sentimento di appartenza. Inoltre esamina la normativa italiana evidenziandone i limiti e, allo stesso tempo, presentando le proposte che si sono susseguite negli ultimi anni per migliorarla.

Comunità cristiana e pedagogia della comunità

Studente: Tonin Carlo
Titolo tesi: Comunità cristiana e pedagogia della comunità
Docente relatore: prof. Andrea Pozzobon
Controrelatore: prof. Lorenzo Biagi
Presidente Commissione di tesi: prof. Christian Crocetta
Laurea triennale in: Scienze dell'educazione - Educatore sociale
Data: 25/09/2013

Il concetto di comunità è stato nel corso del tempo, ed è tuttora, al centro di molteplici attenzioni disciplinari. Di comunità si occupano l’antropologia, la filosofia, la religione, la sociologia, la psicologia, la pedagogia, la geografia e molti altri saperi. Ogni scienza sociale pone il fulcro della sua indagine su un determinato aspetto della comunità: ecco perché è così faticoso dare una definizione univoca a questo termine
Il lavoro indaga il significato di questo termine, inteso come orizzonte di senso, in ambito cristiano, a partire dai documenti relativi al Concilio Vaticano II, e in relazione con la pedagogia di comunità.
E’  importante rendersi conto di come al centro di ogni tipologia di comunità ci sia la famiglia. La comunità locale, come quella cristiana, non può pensare di costruire una qualunque forma di comunità tralasciando il sistema famiglia. Produrre cambiamento sociale significa innanzitutto puntare su di essa; una cittadinanza attiva è fondamentale per uno sviluppo comunitario positivo. Si tratta di sfruttare appieno il potere performante delle relazioni e di mettere in risalto la loro forza trascinante e di mutuo aiuto.
Tutto ciò vale anche per la comunità cristiana: il suo essere centrata sulla figura di Cristo deve essere un ulteriore stimolo a ripartire dalle famiglie. La trasmissione della fede viene incubata, innanzitutto, all’interno delle relazioni familiari.
Avere a cuore la famiglia significa porre l’attenzione sui punti di forza e sulla sua capacità relazionale e di coinvolgimento, ma anche saper cercare, attraverso una partecipazione attiva, alcune forme di aiuto laddove si evidenzino difficoltà e tensioni.
Tra comunità locali, comunità cristiane e famiglie si sente sempre più la necessità di creare un circuito relazionale di donazioni vicendevoli; ciò implica l’andare incontro ai bisogni dell’altro, secondo le proprie possibilità, sicuri di poter essere poi reciprocati.
Si tratta insomma di creare una reciprocità sociale che permetta lo sviluppo di una comunità attiva e partecipe, capace di porsi degli obiettivi e di affrontare in modo sano le difficoltà che si incontrano. Tanto più le famiglie potranno godere di una cittadinanza sociale e religiosa, tanto più le nostre comunità si trasformeranno in luoghi ricchi di relazioni generative.
Creare comunità significa dare spazio alla comunione e di conseguenza mettere al centro la persona, le sue relazioni e i suoi mondi vitali.

Il Gruppo Appartamento La Casa di Carla. Aspetti antropologici ed organizzativi di un progetto residenziale per persone adulte con disabilità

Studente: Fighera Fabiola
Titolo tesi: Il Gruppo Appartamento La Casa di Carla. Aspetti antropologici ed organizzativi di un progetto residenziale per persone adulte con disabilità
Docente relatore: prof. Tomasin Paolo
Controrelatore: prof. Biagi Lorenzo
Presidente Commissione di Tesi: prof. Salerno Vincenzo

Questo lavoro rappresenta il risultato di un percorso personale, il cui punto di partenza è costituito da ventidue anni di esperienza professionale in qualità di educatore e coordinatore in un Centro Educativo Occupazionale Diurno (CEOD) per persone adulte con disabilità.
Gli apprendimenti acquisiti allo IUSVE mi hanno permesso di rileggere la mia esperienza lavorativa con maggiore profondità e consapevolezza ed allo stesso tempo l’esperienza pregressa mi ha consentito di cogliere l’aspetto applicativo di ciascun insegnamento.
Da questi presupposti è nata l’idea di una tesi di carattere interdisciplinare in cui teoria e prassi si coniugano nell’elaborazione di un progetto concreto: il Gruppo Appartamento “La Casa di Carla”, un progetto residenziale per persone disabili in età adulta promosso dalla Cooperativa ALI di Valdobbiadene.
L’elaborato presenta l’analisi dei presupposti teorici che danno fondamento al progetto, dal punto di vista antropologico ed organizzativo e sviluppa la traduzione operativa di tali premesse nella fase di implementazione del progetto stesso: nel trattare l’aspetto antropologico, ho esplicitato l’idea di persona sulla quale ho basato l’impostazione metodologica ed educativa ed ho evidenziato l’opportunità di introdurre un cambiamento nella programmazione dei servizi rivolti alle persone disabili attraverso un approccio che ponga al centro la persona e le sue “capacità”, allo scopo di superare la visione di tipo assistenzialista tuttora molto presente nelle politiche sociali.
La valorizzazione della persona, l’inclusione, il lavoro dell’educatore finalizzato alla creazione di legami sociali con e nella comunità, una concezione di servizio alla persona improntato alla relazione ed alla sussidiarietà, sono i valori che sostengono l’intera trattazione, dalle premesse alla conclusione.

Chi sei tu che colmi il mio cuore della tua assenza? Per un'educazione al desiderio

Studente: Brollo Anita
Titolo tesi: Chi sei tu che colmi il mio cuore della tua assenza? Per un'educazione al desiderio
Docente relatore: prof. Biagi Lorenzo
Controrelatore: prof. Salerno Vincenzo
Presidente Commissione di Tesi: prof. Crocetta Christian

In questo lavoro ci si interrogava sulla crisi del desiderio nella società odierna ed in particolare nelle giovani generazioni: esso pare essere stato annientato, sostituito da mille riduttivi “desideri” di oggetti e relazioni consumabili ed infine insoddisfacenti. Avere dei desideri è invece fondamentale per progettarsi e progettare.
Dopo un approfondimento relativo alla storia ed al significato del desiderio, attraverso le prospettive psicologiche, filosofiche e teologiche, si è tentato di analizzare l’attuale situazione in ordine a questa tematica, di definire alcune circostanze storiche, culturali,  sociali ed educative che paiono aver cortocircuitato la capacità di desiderare. Una particolare attenzione è stata posta alla perdita dell’orizzonte infinito delle nostre tensioni. Data l’esperienza professionale della candidata nell’ambito della patologia psichiatrica, è stato brevemente trattato anche il rapporto tra desiderio e disturbo borderline della personalità.
Nello svolgersi del lavoro si è visto come il desiderio non possa in alcun modo dirsi estinto: rimane semmai sommerso, atrofizzato ma è ineliminabile dal cuore dell’uomo.
Per farlo riemergere è necessario un grande lavoro, che dal punto di vista pedagogico tenga presente soprattutto tre livelli: perseguire una maggior capacità autoriflessiva e quindi di contatto con le proprie emozioni; la necessità di educare al bello per acquisire nuovi parametri per un giudizio della realtà, per la sua progettazione e costruzione. Infine l’importanza di non smettere di cercare maestri da seguire, che portino ipotesi esistenziali utili a sostenere la vita anche nelle circostanze avverse; ipotesi di senso  che è parso di scorgere in modo particolare  -per quanto riguarda la nostra cultura- nella proposta di vita cristiana.

Formare i professionisti dell'aiuto: Il caso dell'inserimento lavorativo in Friuli Venezia Giulia

Studente: Della Valle Sergio
Titolo tesi: Formare i professionisti dell'aiuto: Il caso dell'inserimento lavorativo in Friuli Venezia Giulia
Docente relatore: prof. Callini Daniele
Controrelatore: prof. Benvenuti Loris
Presidente Commissione di Tesi: prof. Crocetta Christian

Gli obiettivi che stanno alla base del mio lavoro di tesi sono:

  1. raccontare e far conoscere una professionalità, quella dell’operatore dell’inserimento lavorativo in cooperativa sociale, importante per la costruzione e attivazione di percorsi riabilitativi personalizzati  per il reinserimento della persona svantaggiata nel mondo del lavoro. Il responsabile di una squadra di lavoro è, in prima persona, colui che vive le contraddizioni, la complessità e le difficoltà che quotidianamente caratterizzano la ricerca, da parte delle cooperative sociali di inserimento lavorativo, di un equilibrio tra le  regole sempre più stringenti del  mercato del lavoro e le istanze della rete sociale legate alla fattibilità ed alla verificabilità dei percorsi d’inclusione lavorativa finalizzati al reinserimento al lavoro, all’attivazione di diritti e all’aumento della contrattualità sociale di persone in stato di svantaggio.
  2. proporre una riflessione su alcune  pratiche efficaci di sviluppo che, ove implementate dall’organizzazione, aiutano gli operatori a sviluppare competenze trasversali, di tipo cognitivo, relazionale, affettivo. Strumenti quali la supervisione/altravisione/intervisione, il lavorare per progetti, all’interno della cooperativa, hanno la funzione di favorire lo sviluppo dell’autoefficacia, facilitare il monitoraggio dei percorsi professionali e prevenire il rischio di burn out degli operatori, contribuendo a dare riconoscimento alla complessità del ruolo svolto da capisquadra, istruttori, responsabili di servizio, responsabili di produzione, nella relazione con le persone inserite come svantaggiate, nel confronto con i servizi invianti, rispetto alle esigenze dei clienti e committenti pubblici e privati, nel rapporto con la propria organizzazione.
  3. far emergere le competenze e le abilità tipiche della relazione d’aiuto che l’operatore è chiamato a mettere in atto nella quotidianità del rapporto di lavoro con le persone inserite (competenze di counselling nei colloqui di verifica e nelle interazioni quotidiane e  di gestione delle dinamiche relazionali e di gruppo nel tutoraggio in situazione); dando voce all’esigenza, evidenziata in più occasioni, di poter disporre di strumenti adeguati, in particolar modo ulteriori competenze di natura educativa e relazionale che aiutino a sviluppare l’attenzione alle capacità ed alle abilità della persona inserita.
  4. Formulare una proposta di formazione continua intesa come strumento di empowerment individuale ed organizzativo, elemento strategico di sviluppo delle professionalità ma anche di promozione  della verificabilità ed apprezzabilità del ruolo svolto dalla cooperazione sociale di inserimento lavorativo da parte del contesto socioeconomico. Per portare a conoscenza dell’opinione pubblica il fatto che oltre al servizio materiale (pulizie, giardinaggio, assemblaggio, ecc.) le cooperative sociali producono anche servizi immateriali (opportunità di lavoro per le persone svantaggiate, attivazione di percorsi di autonomia e affrancamento da situazioni di disagio) a beneficio della collettività  è importante che i lavoratori non siano schiacciati su compiti meramente esecutivi ma siano protagonisti di processi di comprensione e corresponsabilità, attraverso strumenti, risorse, opportunità che vadano nella direzione prospettica di renderli riconoscibili come soggetti in grado di contribuire alla prospettiva e al futuro di un mondo oggi alla prova della crisi e alla ricerca dei modi per attraversarla.