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C'era una volta... il movimento

Studente: Stefania Tessaro
Titolo tesi: C'era una volta... il movimento
Docente relatore: Prof.ssa Laura Elia
Docente controrelatore: Prof.ssa Viviana Schiavon
Presidente commissione di tesi: Prof. Lorenzo Biagi
Data discussione tesi: 22 ottobre 2020
Baccalaureato/Laurea Triennale in: Scienze dell'educazione - Educatore della prima infanzia

Il benessere psicofisico e lo sviluppo armonioso del bambino sono al centro del lavoro che svolge quotidianamente un insegnante della scuola dell’infanzia. Le sue cure amorevoli, la sua sensibilità e l’attenzione particolare che ha verso i bambini, hanno un ruolo fondamentale; tuttavia la pedagogia, e altre discipline complementari ad essa, si interrogano da sempre su quale sia la metodologia educativa migliore per favorire la crescita globale del bambino e lo sviluppo della sua autonomia. La psicomotricità classica, per esempio, ritiene che la strategia migliore sia quella di promuovere l’esperienza del bambino attraverso il gioco, l’uso del corpo e il movimento, stimolando il piacere di fare, e di sentirsi capace, e favorendo in questo modo il suo sviluppo globale. Essendo il bambino un essere dinamico, con le caratteristiche della globalità, lo sviluppo delle sue conoscenze motorie, cognitive e affettive non può avvenire in modo separato. Infatti, il grande merito della psicomotricità classica è stato proprio quello di aver superato il dualismo corpo-mente e di aver promosso un’educazione di tipo globale: il bambino attraverso il movimento e le esperienze corporee arriva alla conoscenza della realtà, dei rapporti spazio-temporali e del proprio sé, imparando a rapportarsi con gli altri. Il bambino, per crescere, ha bisogno di sperimentare il mondo e il proprio corpo, di scoprirsi - attraverso il gioco sensomotorio - capace e competente, ma nel contempo necessita anche di strutturare la propria identità a livello mentale e psichico, di percepire non solo il proprio “io agente” ma diventare anche consapevole del proprio “io sono”. È proprio mentre gioca, immedesimandosi nelle altre figure (gioco simbolico), che il bambino capisce chi è. Questa ricerca si pone l’obiettivo di dimostrare come lo sviluppo del bambino avvenga in modo globale, e in che modo, attraverso una didattica che unisce l’aspetto motorio a quello narrativo e simbolico, sia possibile favorire lo sviluppo di un’identità completa. Il mio proposito è quello di evidenziare l’impatto che hanno la motricità e la narrazione delle favole sullo sviluppo del bambino, mettendo in risalto i benefici che si possono ottenere unendo i due approcci in un’unica strategia educativa. Il tutto con un unico intento: sostenere una concezione globale del bambino, in cui il corpo e la mente sono entità interconnesse e contribuiscono entrambe alla sua crescita. Nel primo capitolo verrà trattata l’infanzia, l’età fondamentale della vita, in quanto rappresenta il momento determinante in cui il bambino percepisce il proprio sé, assumendo consapevolezza del mondo esterno e dei valori imprescindibili che ne fanno parte. Nel secondo capitolo verrà approfondito il concetto secondo cui lo sviluppo del bambino avviene in modo globale, e le varie scuole di pensiero che sostengono questa tesi. Nel terzo capitolo si prenderà in considerazione l’importanza che può avere il movimento, e la motricità, non solo per lo sviluppo motorio del bambino, ma per il suo sviluppo globale in genere. Parimenti, anche l’utilizzo della narrazione, di cui si tratterà nel capitolo quarto, può incidere in modo positivo sullo sviluppo globale del bambino, e non solo sul piano della sua crescita a livello cognitivo. Nel quinto e ultimo capitolo della mia ricerca è presentata una metodologia nuova, innovativa, proposta da un educatore milanese, il Dott. Marco Bettoni, che si è dimostrata efficace al fine di favorire lo sviluppo globale del bambino.

La forza dell’amore. Le cure emotive e amorevoli come base per uno sviluppo equilibrato del bambino

Studente: Silvia Sembiante
Titolo tesi: La forza dell’amore. Le cure emotive e amorevoli come base per uno sviluppo equilibrato del bambino
Docente relatore: Prof.ssa Viviana Schiavon
Docente controrelatore: Prof.ssa Laura Elia
Presidente commissione di tesi: Prof. Lorenzo Biagi
Data discussione tesi: 22 ottobre 2020
Baccalaureato/Laurea Triennale in: Scienze dell'educazione - Educatore della prima infanzia

All’interno di questo lavoro viene trattato il tema dell’importanza delle cure materne fisiche ed affettive nel corso della prima infanzia. In particolare vengono analizzate la teoria dell’attaccamento dalle sue origini, presentando quanto teorizzato da Bowlby e le ricerche successive compiute da Mary Ainsworth e Mary Main. In seguito vengono approfonditi gli studi sull’intersoggettività compiuti nell’ambito dell’Infant research e in ambito psicanalitico da Stern. Si prosegue poi con gli effetti negativi sullo sviluppo dei bambini deprivati delle cure materne, basandosi sulle ricerche compiute da Spitz, Bowlby e Winnicott. Infine si trattano i ruoli che l’educatrice deve svolgere all’interno dell’asilo nido, concentrando l’attenzione sulle capacità che deve acquisire per sostenere i bambini e le loro famiglie e sugli eventuali interventi da mettere in atto.

This work deals with the importance of maternal physical and emotional care in early childhood. In particular, the theory of attachment from its origins is analysed, presenting what Bowlby theorised and the subsequent research carried out by Mary Ainsworth and Mary Main. The studies on intersubjectivity carried out in Infant research and in the psychoanalytic field by Stern are then further investigated. The negative effects on the development of children deprived of maternal care are continued, based on research carried out by Spitz, Bowlby and Winnicott. Finally, the roles that the educator must play in the nursery are dealt with, focusing attention on the skills that she must acquire to support the children and their families and the possible interventions to be implemented.

Psicomotricità e relazione al nido d'infanzia. L'emozione dell'incontro attraverso il corpo.

Studente: Lucia Marini
Titolo tesi: Psicomotricità e relazione al nido d'infanzia. L'emozione dell'incontro attraverso il corpo.
Docente relatore: Prof.ssa Viviana Schiavon
Docente controrelatore: Prof.ssa Laura Elia
Presidente commissione di tesi: Prof. Lorenzo Biagi
Data discussione tesi: 22 ottobre 2020
Baccalaureato/Laurea Triennale in: Scienze dell'educazione - Educatore della prima infanzia

Il periodo tra gli zero e i tre anni è una fase fondamentale dello sviluppo, poiché è in questo momento che il bambino attraversa sia dal punto di vista fisico che psichico molti cambiamenti. Per poter crescere e svilupparsi in maniera armonica e corretta, fin dai primi istanti di vita il neonato ha la necessità di instaurare relazioni con i suoi simili e, in questo, il corpo e il movimento rivestono un ruolo fondamentale. Dopo la famiglia, è l’asilo nido il primo contesto in cui il piccolo inizia a prendere consapevolezza di sé e del proprio corpo, ed è qui che vive per la prima volta esperienze di legami sociali sia con adulti che coetanei. Affinchè ciò avvenga il corpo è uno strumento molto utile poiché il bambino, non essendo ancora in grado di comunicare verbalmente, entra in contatto con gli altri attraverso la sua corporeità. È in modo particolare nel gioco e nella pratica psicomotoria che attraverso il movimento i bambini, oltre che poter maturare correttamente dal punto di vista fisico e psichico, hanno la possibilità di entrare in contatto sia con sé stessi che con gli altri. In tutto ciò un ruolo fondamentale lo hanno gli educatori i quali, attraverso l’ascolto empatico, il contatto fisico, l’osservazione, il rispecchiamento e la sintonizzazione emotiva, devono programmare e strutturare in maniera adeguata l’ambiente, affinchè stimoli e permetta al bambino, attraverso la relazione, una crescita globale e completa.

The period from zero to three years old marks a fundamental phase for the child’s development, since he goes through many changes both at a physical and a psychological level. In order to grow and develop properly and harmoniously, the newborn feels the need to establish relationships with his fellow human beings from the very beginning of his life; in this process, the body and the movements play a crucial role. After the family, the nursery is the first context in which the baby begins to become aware of himself and of his own body, and it is here that he experiences his first social ties with both adults and peers. For this to happen, the body is a very useful tool because the child, still unable to communicate verbally, comes into contact with others through his corporeity. The body acquires great importance especially in the game and in the psychomotor practice because children, as well as being able to mature properly from the physical and psychic point of view, have the chance to engage with both themselves and others through movements. In all this, a significant role is played by educators who, through empathic listening, physical contact, observation, reflection and emotional tuning, need to plan and structure the environment in an appropriate way in order to stimulate the child, leading him to a global and complete growth.

I bambini con spettro autistico: attività a sostegno dell'intersoggettività

Studente: Alissa Niang
Titolo tesi: I bambini con spettro autistico: attività a sostegno dell'intersoggettività
Docente relatore: Prof.ssa Viviana Schiavon
Docente controrelatore: Prof.ssa Claudia Andreatta
Presidente commissione di tesi: Prof. Lorenzo Biagi
Data discussione tesi: 22 ottobre 2020
Baccalaureato/Laurea Triennale in: Scienze dell'educazione - Educatore della prima infanzia

Questa tesi vuole mettere in luce l’importanza della questione intersoggettiva nel trattamento dell’autismo all’interno degli asili nido. Ho scelto quindi la pratica del gioco come attività che le educatrici possono attuare all’interno della sezione come sostegno all’intersoggettività. Fu Trevarthen per la prima volta ad osservare come i neonati avviassero scambi comunicativi con la madre già dai primi mesi vita: inizialmente con lo sguardo fino ad arrivare ad abilità più complesse come l’imitazione dei gesti o delle parole che essa pronunciava. Questo permetteva al bambino di conoscere il modo in cui comunicare con il mondo e sviluppare quindi tutte le sue abilità. Questo può non accadere o rimanere non del tutto espresso. Nell’autismo gran parte dei deficit riguarda anche la matrice intersoggettiva dell’individuo. Il bambino infatti appare estraniato da ciò che lo circonda spesso perché è mancata la prima comunicazione intersoggettiva con la madre. Negli ultimi anni nuovi approcci hanno considerato la questione dell’insegnamento di queste abilità, tra queste il Modello Denver e il DIR/Floortime. Attraverso questi nuovi modelli presenterò alcuni giochi risultati molto stimolanti per la parte intersoggettiva sia di bambini autistici, sia di bambini con normo-sviluppo. Il primo approccio è caratterizzato da interventi precoci, fortemente studiati per raggiungere l’obbiettivo tenendo sempre conto dell’aspetto divertente dell’attività, ha la particolarità di indirizzare questi interventi non solo in un rapporto 1:1 ma piuttosto nell’introduzione all’interno di gruppi. Il secondo modello mira molto alla collaborazione tra famiglia e terapeuta che operano in simbiosi partendo dagli interessi spontanei del bambino per creare attività di gioco e scambi relazioni sempre più complessi.

This thesis aims to highlight the importance of the intersubjective issue in the treatment of autism within nurseries. Since often, within these structures, there are no support figures for autistic children, I think it is interesting that the whole team has methodological indications to be able to work with them within the section; this is why I chose the practice of play as a support for intersubjectivity. It was Trevarthen who observed for the first time how newborns initiated communicative exchanges with their mother from the first months of life: initially with the look up to more complex skills such as the imitation of gestures or words that she pronounced. This allows the child to know how to communicate with the world and thus develop all his skills. This may not happen or may not be fully expressed. In autism, most of the deficits also concern the subject's intersubjective matrix. In fact, the child appears estranged from what surrounds him often because the first intersubjective communication with the mother is missing. Precisely for this reason it is important to create, within educational projects, objectives regarding intersubjective skills. In recent years, new approaches have considered the issue of teaching these skills, including the Denver Model and DIR / Floortime. Through these new models I will present some games that are very stimulating for the intersubjective part of both autistic children and children with normal development. The first approach is characterized by early interventions, heavily studied to achieve the goal, always taking into account the fun aspect of the activity. The second model aims a lot at the collaboration between family and therapist who work in symbiosis starting from the spontaneous interests of the child to create play activities and exchanges of increasingly complex relationships.

Comprendere, educare, apprendere: l'efficacia del metodo ABA per la relazione educativa nei disturbi dello spettro autistico

Studente: Elena Camozzato
Titolo tesi: Comprendere, educare, apprendere: l'efficacia del metodo ABA per la relazione educativa nei disturbi dello spettro autistico
Docente relatore: Prof. Miatto Enrico
Docente controrelatore: Prof.ssa Viviana Schiavon
Presidente commissione di tesi: Prof. Lorenzo Biagi
Data discussione tesi: 22 ottobre 2020
Baccalaureato/Laurea Triennale in: Scienze dell'educazione - Educatore sociale

Nel seguente lavoro di tesi di tipo compilativo vengono presentate le caratteristiche e la formazione riguardante la figura professionale del Tecnico del Comportamento ABA, il quale realizza programmi analitico comportamentali basati sul Applied Behavior Analysis con l’obiettivo di favorire processi di apprendimento rimuovendo gli ostacoli per lo sviluppo della persona con diversa abilità. Egli lavora nei contesti di vita quotidiana affiancato da altre figure professionali e non, come per esempio la famiglia. Ogni intervento di Analisi Comportamentale Applicata è individualizzato e rispetta la dignità e la specificità della persona. In particolare si parla del efficacia del metodo ABAVB con persone affette da disturbo dello spettro autistico. Le Linee Guida, a cura dell’Istituto Superiore della Sanità, sul trattamento dei disturbi dello spettro autistico nei bambini e negli adolescenti ha indicato come intervento raccomandato proprio l’ABA. Infine viene presentata una riflessione sull’importanza e sul valore aggiunto che la formazione come tecnico ABA offre alla professione dell’educatore sociale per comunicare ed entrare in relazione in maniera efficace con persone con diversa abilità.

In the following thesis, topics and education of the behavioural technician ABA are examined. This job title achieves analytical behavioural programs based on the Applied Behavior Analysis with the aim of support the learning process and to remove the barriers for the development of a person with different abilities. In his business role, he usually works in a routine with other experts or, for example, in other situations he can just collaborate with families. Each ABA intervention is individual and it respects the dignity and the characteristics of the person. Especially, it used to speak about the strength of the ABA-VB method in people suffered from autism. The Guidelines of the Italian ISS (Istituto Superiore di Sanità) truly recommend the ABA such as the specialised support for children and teenagers afflicted with autism spectrum disorder. In the end it is important to focus on the importance and the added value for the educator, which approaches the ABA training in order to communicate and to relate with an efficient method to persons with different abilities.

Homo ludens. L’importanza del gioco per il bambino, per l’uomo, per imparare a giocare la vita

Studente: Luigina Boschiero
Titolo tesi: Homo ludens. L’importanza del gioco per il bambino, per l’uomo, per imparare a giocare la vita
Docente relatore: Prof. Lorenzo Biagi
Docente controrelatore: Prof.ssa Viviana Schiavon
Presidente commissione di tesi: Prof. Enrico Miatto
Data discussione tesi: 22 ottobre 2020
Baccalaureato/Laurea Triennale in: Scienze dell'educazione - Educatore della prima infanzia

In un tempo così complesso dove trionfa l’Homo Faber o, ancora di più, l’Homo Economicus, mi sembra importante parlare del gioco e provare a darne una giusta collocazione perché, nel tempo dell’efficienza, del successo e della tecnologia, non perdiamo il senso profondo di quello che rappresenta per l’essere umano. Nel mio lavoro utilizzo il gioco per aiutare i bambini a rassicurarsi e costruirsi psicologicamente ma, per alcuni adulti, il gioco è una perdita di tempo. Questa perdita di tempo che perdita non è, porta il bambino a costruirsi. La mia ricerca vuole partire dalle origini del gioco per poi andare ad approfondire, attraverso linguaggi e discipline diverse, il significato e il senso che il gioco ha non solo per il bambino, ma anche per la persona umana nella sua globalità. Forse, se imparassimo ad apprezzare il gioco, impareremmo ad amare di più la vita e la vivremmo meglio, in modo diverso. Entrare nell’ottica di approfondire e conoscere ci permette di metterci in cammino per capire meglio noi stessi, la realtà che ci circonda e, forse, la direzione da prendere a livello educativo e le proposte di gioco nei servizi educativi. In un certo senso, ogni esperienza dovrebbe, in qualche misura, preparare una persona a esperienze successive, più profonde e più estese. E’ nell’ascolto e nella riflessione che possiamo scoprire una dimensione più profonda della nostra esistenza e soprattutto capire e conoscere i bambini.

In such a complex time where Homo Faber or, even more, Homo Economicus triumphs, it seems important to me to talk about the game and try to put it in the right place because, in time of efficiency, success and technology, we lose the more profound meaning of what it represents for the human being. In my work I use the game to help children to reassure themselves and build up psychologically, but for some adults, the game is a waste of time. This waste of time, which is not a waste, leads the child to build himself. My research wants to start from the origins of the game and then go to deepen, through different languages and disciplines, the meaning and the sense that the game has not only for the child, but also for the human person as a whole. Perhaps if we learned to appreciate the game, we would learn to love life more and live it better, in a different way. Entering with a view to deepening and knowing allows us to set out on a journey to better understand ourselves, the reality that surrounds us and, perhaps, the direction to be taken at the educational level and the game proposals in educational services. So in a certain sense, each experience should, to some extent, prepare a person for subsequent, deeper and more extensive experiences. It is by listening and reflection that we can discover a deeper dimension of our existence and above all understand and get to know children.

Prendersi cura del bambino al nido: l'osservazione nel periodo dell'ambientamento

Studente: Marta Trevisan
Titolo tesi: Prendersi cura del bambino al nido: l'osservazione nel periodo dell'ambientamento
Docente relatore: Prof. Claudia Puzzovio
Docente controrelatore: Prof. Emanuele Balduzzi
Presidente commissione di tesi: Prof. Enrico Miatto
Data discussione tesi: 21 ottobre 2020
Baccalaureato/Laurea Triennale in: Scienze dell'educazione - Educatore della prima infanzia

L’obiettivo della tesi è analizzare il ruolo dell’educatore con gli anziani per il mantenimento delle loro capacità fisiche e psichiche, poiché diventare anziani rischia di divenire un motivo di esclusione. A fronte di questo, la pedagogia deve valorizzare il ruolo dell’anziano autosufficiente e non all’interno della società, creando dei contesti accoglienti per il mantenimento della loro autonomia o la valorizzazione delle risorse residue. È importante risvegliare l’approccio bottom up per promuovere luoghi e tempi di dialogo intergenerazionale, puntando a costruire società più solidali in cui al centro c’è il bene comune. L’invecchiamento attivo quindi diventa una strategia di crescita da sviluppare lungo tutto il corso della vita e il diventare anziani consente in questo modo di non entrare in circuiti di esclusione, ma piuttosto, è un cambiamento continuo e progressivo che risalta fragilità e risorse a cui dare ascolto e donare spazi di integrazione.

This thesis aims to study the role of the educator when it comes to work with the elderly, in order to help them keeping their physical and psychic abilities. For this reason, it is important to create a welcoming environment surrounding them in order to maintain and enhance their autonomy and abilities. In this regard, the bottom up approach plays a major role in the promotion and construction of an intergenerational dialogue, aimed at building a society based upon grater solidarity. Therefore, active aging becomes a strategy that should be developed throughout all stages of life. In that way, aging is not to be seen as a process leading to social exclusion, but rather as a continuous and progressive change that brings to light both its potential and fragility, in order to address these latter and create spaces of integration.

Art-Based Research e teatro: metodologia e applicazioni nella disabilità

Studente: Alessandro Gasparin
Titolo tesi: Art-Based Research e teatro: metodologia e applicazioni nella disabilità
Docente relatore: Prof. Pierangelo Bordignon
Docente controrelatore: Prof. Emanuele Baduzzi
Presidente commissione di tesi: Prof. Enrico Miatto
Data discussione tesi: 21 ottobre 2020
Baccalaureato/Laurea Triennale in: Scienze dell'educazione - Educatore sociale

Le pratiche Art-based Research (ABR) sono una serie di strumenti metodologici utili in tutte le fasi della ricerca sociale per analizzare i processi con un metodo induttivo, secondo un paradigma qualitativo. Possono pertanto essere di fondamentale supporto anche nei laboratori di teatro sociale, inclusi quelli che coinvolgono persone con disabilità. L’analisi quantitativa ben si presta alle scienze naturali ma, quando si ha a che fare con il sociale, il suo linguaggio tralascia tutta una serie di dati fondamentali per la conoscenza dei processi. Anche all’interno dei progetti teatrali manca spesso la lunga visione di un’indagine qualitativa in grado di restituire circa la qualità dei processi umani con rigore metodologico. In questo senso, l’Art-Based Research può fornire un metodo a chi progetta laboratori teatrali e ha bisogno di chiari criteri di verifica.

Art-based Research (ABR) practices are a series of methodological tools useful in all phases of social research to analyze processes with an inductive method, according to a qualitative paradigm. ABR can therefore also be of fundamental support in theater workshops, including those involving people with disabilities. Quantitative analysis lends itself well to the natural sciences but, when dealing with the social, its language leaves out a whole series of fundamental data for the knowledge of processes. Even within theatrical projects, the long vision of a qualitative investigation that is able to convey the quality of human processes with methodological rigor is often lacking. In this sense, Art-Based Research can provide a method to those who design theater workshops and need clear criteria for verification.

L'azione trasformativa della creatività. La creatività come nuovo orizzonte educativo.

Studente: Jessica Fantini
Titolo tesi: L'azione trasformativa della creatività. La creatività come nuovo orizzonte educativo.
Docente relatore: Prof. Pierangelo Bordignon
Docente controrelatore: Prof. Emanuele Balduzzi
Presidente commissione di tesi: Prof. Enrico Miatto
Data discussione tesi: 21 ottobre 2020
Baccalaureato/Laurea Triennale in: Scienze dell'educazione - Educatore sociale

L’uomo e l’umanità tutta, sono stati debellati dalle logiche materialistiche e utilitaristiche fondanti l’epoca moderna, e questo ne costituisce una conseguente emergenza educativa. Urge pensare ad una nuova proposta pedagogica totalizzante che possa riscoprire e rievocare l’uomo, la sua natura e la sua umanità: è nella creatività che si radica questa reale possibilità, che rivelandosi azione trasformativa forte e potente, riavvisante ad un nuovo orizzonte educativo, volta a scoprire, a riflettere ed a edificare una radicata e integrale educazione, desiderante ad avverare e creare un autentico e inedito Umanesimo.

Man and all of humanity have been defeated from the materialistic and utilitarian conceptions founding the modern age, and this establishes a consequent educational emergency. It is urgent to think of a new all-encompassing pedagogical proposal that can rediscover and evoke man, his nature and his humanity: it is in creativity that this real possibility is rooted, which revealing itself to be a strong and powerful transformative action, reviving a new educational horizon, aimed at discovering, reflecting and building a deep-rooted and integral education wishing to fulfill and create an authentic and unprecedented Humanism.

Debolezza dei legami, debolezza dei padri. L'incidenza dei legami fragili tra maschile e femminile sull'identità paterna

Studente: Alessia Bertazzon
Titolo tesi: Debolezza dei legami, debolezza dei padri. L'incidenza dei legami fragili tra maschile e femminile sull'identità paterna
Docente relatore: Prof. Andrea Pozzobon
Docente controrelatore: Prof. Emanuele Balduzzi
Presidente commissione di tesi: Prof. Marco Emilio
Data discussione tesi: 20 ottobre 2020
Baccalaureato/Laurea Triennale in: Scienze dell'educazione - Educatore della prima infanzia

Il ruolo paterno ha subito nel corso degli ultimi decenni enormi modificazioni di ordine sociale, antropologico, culturale ed economico. Anche le relazioni tra uomo e donna sono mutate, divenendo sempre più deboli e fragili. Oggi, difatti, si parla di liquefazione dei legami sociali e familiari. Questa ricerca si è posta l’obiettivo di comprendere il cambiamento del ruolo paterno ed indagare le possibili correlazioni esistenti tra la debolezza paterna e quella dei legami che si instaurano tra uomo e donna. Pertanto, sono state condotte quattro interviste narrative, che hanno coinvolto papà di bambini di età 0-3 anni del territorio trevigiano. Grazie all’analisi tematica delle interviste è emerso che i “nuovi padri” sono molto presenti, anche emotivamente, riconoscono la differenza di ruolo e l’importanza progettuale che riveste la famiglia. Quest’ultima rappresenta il luogo, dove i legami significativi sono alimentati dalle dimensioni dell’ascolto, della condivisione, della reciprocità, del dialogo e del riconoscimento della differenza sessuale e di ruolo.

The paternal role has undergone enormous changes in the social, anthropological, cultural and economic order over the last few decades. Relations between men and women have also changed, becoming increasingly weak and fragile. In fact, today we talk about the liquefaction of social and family ties. The goal of this research is to understand the change in the paternal role and investigate the possible correlations between paternal weakness and the weakness of the relations between man and woman. Therefore, four narrative interviews were conducted, involving fathers of children aged 0-3 from the Treviso area. Thanks to the thematic analysis of the interviews, it emerged that the "new fathers" are very present, even emotionally, they recognize the difference in roles and the planning importance of the family. The family represents the place where significant ties are fed by the dimensions of listening, sharing, reciprocity, dialogue and the recognition of sexual and role differences.