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Un corpo vissuto nell’istituzione. Le comunità per pazienti con disagio mentale come sistemi complessi

Studente: Celeste Casarin
Titolo tesi: Un corpo vissuto nell’istituzione. Le comunità per pazienti con disagio mentale come sistemi complessi
Docente relatore: Prof. Daniele Callini
Docente controrelatore: Prof. Giovanni Fasoli
Presidente commissione di tesi: Prof. Marco Emilio
Data discussione tesi: 15 gennaio 2021
Baccalaureato/Laurea Triennale in: Scienze dell'educazione - Educatore sociale

In questo percorso di tesi si vuole approfondire il tema delle comunità, destinate a persone che soffrono di disturbi mentali, come strutture complesse che dovrebbero promuovere autonomia possibile e potenzialità. In queste strutture è importante considerare il senso organizzativo come forza auto-trascendente che guida e motiva gli educatori nelle pratiche. Nonostante le varie funzioni svolte dall’educatore in queste strutture, è importante che il ruolo educativo sia sempre centrale e contro una logica meramente assistenzialistica ma di promozione di autonomie possibili e crescita personale. Inoltre, si vuole anche dimostrare l’importanza della cura dell’equipe attraverso la supervisione della stessa e l’attenzione alle relazioni umane nell’organizzazioni. Si vuole anche delineare i principali fondamenti della relazioni d’aiuto e intendere le organizzazioni sociali come sistemi capaci di aiutare.

In this thesis projet the theme of comunities is elaborated, comunities intended to person that suffering from mental disorders, as complex structures that should promote autonomy possible and potential. It’s important consider the organizational sense such as self-trasnscending force which guides and motivates the educators into practices in these structures. Despite the most functions performed by the educator in these structures, it’s important that the educational role is central always and against a mere assistential logic, but it must promote autonomy possible and personal growth. Moreover, the thesis wants demonstrate the importance about the team cure through supervision of it and the attention of uman relations in organizations. This thesis wants delineate the helping relationship main foundations and understand the social organizations as systems able to help.

Il teatro come approccio educativo all'interno della scuola

Studente: Valentina Tomada
Titolo tesi: Il teatro come approccio educativo all'interno della scuola
Docente relatore: Prof. Carlo Presotto
Docente controrelatore: Prof. Andrea Pozzobon
Presidente commissione di tesi: Prof. Davide Girardi
Data discussione tesi: 14 gennaio 2021
Baccalaureato/Laurea Triennale in: Scienze dell'educazione - Educatore sociale

Già da molti anni le scuole italiane hanno inserito all’interno dei loro programmi didattici uno spazio per il teatro. Questa attività però viene spesso considerata in ambito scolastico solo dal punto di vista dell’espressione artistica, sottovalutando le potenzialità educative che, al contrario, potrebbero venire valorizzate da un approccio come quello sviluppato nell’ambito del teatro sociale. Questo elaborato vuole evidenziare quali potrebbero essere i risvolti educativi per i ragazzi ed il gruppo-classe nell’utilizzo di un laboratorio di teatro sociale nel contesto scolastico.

For years italian schools have included a space for theater within their educational programs. However, this activity is often considered in the school environment only from the point of view of artistic expression, underestimating the educational potential which, on the contrary, could be enhanced by an approach such as the one developed in the social theater context. This paper aims to show what could be the educational implications for children and the class-group in the use of social theater laboratory in the school context.

Il rischio: opportunita’ di crescita o inevitabile pericolo? Il suo potenziale educativo nell’indoor e outdoor education per la fascia 0-6

Studente: Erika Alessio
Titolo tesi: Il rischio: opportunita’ di crescita o inevitabile pericolo? Il suo potenziale educativo nell’indoor e outdoor education per la fascia 0-6
Docente relatore: Prof. Emanuele Balduzzi
Docente controrelatore: Prof. Matta Emad Samir
Presidente commissione di tesi: Prof. Enrico Miatto
Data discussione tesi: 13 gennaio 2021
Baccalaureato/Laurea Triennale in: Scienze dell'educazione - Educatore della prima infanzia

In questo documento ho preso in considerazione il concetto di rischio in relazione all’educazione e come esso possa essere (ri)considerato e (ri)valutato come risorsa per le pratiche educative sia per i genitori che per gli operatori del settore (educatori, insegnanti, pedagogisti, psicologi), con particolare riferimento alla fascia 0-6 anni. La scelta dell’argomento è stata fatta sulla base di un proposito personale nato e alimentato da una combinazione di diversi vissuti personali: la nascita e la crescita delle mie due figlie, la lettura dei testi di Maria Montessori e la successiva iscrizione al corso di laurea in Scienze dell’Educazione. Questo aspetto dell’educazione è quindi nato da interrogativi scaturiti da una consapevolezza genitoriale e in seguito articolato grazie agli approfondimenti ispirati dal mio percorso di studi. Trovo inoltre particolarmente interessante e degno di nota il fatto che questo argomento mi abbia permesso di attingere alle conoscenze di varie discipline utilizzando come strumenti di ricerca i testi scritti da diversi psicologi, pedagogisti, sociologi, filosofi, intellettuali, psicanalisti e altri professionisti per ottenere una visuale più ampia e ricca. Con questo documento vorrei dare il mio personale contributo, seppur senza la pretesa di esaustività, per una consapevolezza orientata al raggiungimento di un equilibrio tra sicurezza ed esigenze dell’infanzia per un armonico sviluppo del bambino riconsiderando il potenziale educativo del rischio prendendo in considerazione sia l’indoor che l’outdoor.

In this document I have considered the concept of risk in relation to education and how it can be (re) considered and (re) evaluated as a resource for educational practices both for parents and for operators of the educational sector (educators, teachers, pedagogists, psychologists), with particular reference to children from 0-6 years. The choice of this subject was made on the basis of a personal purpose born and nourished by a combination of different personal experiences: the birth and growth of my two daughters, the reading of Maria Montessori's texts and my subsequent course of study in Educational Sciences. This aspect of education was therefore born from questions arising from a parental awareness and subsequently articulated thanks to the insights inspired by the lessons at university. I also find it particularly interesting and noteworthy that this topic has allowed me to draw on the knowledge of various disciplines using as research tools the texts written by various psychologists, pedagogues, sociologists, philosophers, intellectuals, psychoanalysts and other professionals to obtain a wider and richer oversight. With this document I would like to give my personal contribution, although without claiming to be exhaustive, for an awareness aimed at achieving a balance between safety and the needs of childhood for a harmonious development by reconsidering the educational potential of risk taking into consideration both the indoor and outdoor environment for an aware and realistic approach.


Funzione genitoriale riparativa nel legame adottivo l'influenza della relazione sintonica sulla regolazione emotiva nel processo di formazione del nucleo familiare

Studente: Federica Zara
Titolo tesi: Funzione genitoriale riparativa nel legame adottivo l'influenza della relazione sintonica sulla regolazione emotiva nel processo di formazione del nucleo familiare
Docente relatore: Prof.ssa Beatrice Saltarelli
Docente controrelatore: Prof. Moreno Blascovich
Presidente commissione di tesi: Prof. Enrico Miatto
Data discussione tesi: 13 gennaio 2021
Baccalaureato/Laurea Triennale in: Scienze dell'educazione - Educatore della prima infanzia

Questa tesi nasce dalla convinzione che le capacità, le potenzialità e le motivazioni personali di una bambina o un bambino adottati, unite ad esperienze significative e a relazioni di qualità, possano modificare un percorso di vita apparentemente definito solo dalla precoce esperienza dell’abbandono, che accomuna tutte le storie di adozione. Se la teoria dell’attaccamento classica – che fornisce un ottimo framework per comprendere lo sviluppo interiore dei bambini - viene impiegata come modello rigido di interpretazione del loro comportamento, rischia di non considerarne le notevoli capacità di resilienza. Si è voluto, al contrario, dimostrare empiricamente come nell’esperienza adottiva trovino posto fattori che consentono di superare il trauma dell’abbandono e il mancato o spezzato legame di attaccamento primario. Vi sono dei fattori educativi, infatti, che possono comunque favorire lo sviluppo armonico dei bambini che hanno subito l’abbandono e, con esso, traumi di natura fisica o psicologica che spesso vi si accompagnano. Tali fattori educativi positivi sono sostanzialmente legati alle modalità di relazione che i genitori attueranno con il bambino adottato, che entra a far parte del nuovo nucleo familiare. Grazie a dialogo sintonico, ascolto attivo e disciplina sensibile, i genitori - con il supporto e l’aiuto di professionisti ed altre agenzie educative - cercheranno di ricreare quel legame primario spezzato dall’abbandono e supportare il minore nell’affrontare i propri disagi interiori, riparare le ferite subite e trovare una modalità coerente di regolazione emotiva e di comportamento socialmente accettabile.

This thesis stems from the belief that the capabilities, potential and personal motivations of an adopted child, combined with meaningful experiences and quality relationships, can change a life path apparently marked solely by the early experience of abandonment that typifies every adoption case. If the conventional attachment theory - which provides a valuable framework for understanding children's inner development - is used as a stringent benchmark of interpretation of their behavior, it risks not taking account of its remarkable resilience. The intent, instead, is to empirically prove how the adoption experience incorporates factors that are able to overcome the trauma of abandonment and the missing or broken bond of primary attachment. There are educational factors, in fact, that can still foster the harmonious development of children who have suffered abandonment, therefore, the physical or psychological trauma that often comes with it. These positive educational factors are basically tied to the way parents will relate to the adopted child, who will become part of the new family. Through syntonic dialogue, active listening and sensitive discipline, parents - with the support and help of professionals and other educational institutions - will try to restore that primary bond broken by abandonment and support the child in dealing with his/her inner discomfort, healing the wounds and finding a consistent way of emotional regulation and socially-acceptable behavior.


Rabbia in comunità residenziale

Studente: Silvia Bordin
Titolo tesi: Rabbia in comunità residenziale. Una rilettura educativa degli agiti eteroaggressivi manifestati dagli adolescenti in comunità secondo la filosofia di Martha C. Nussbaum e la teoria motivazionale di Giovanni Liotti.
Docente relatore: Prof.ssa Beatrice Saltarelli
Docente controrelatore: Prof. Moreno Blascovich
Presidente commissione di tesi: Prof. Enrico Miatto
Data discussione tesi: 13 gennaio 2021
Baccalaureato/Laurea Triennale in: Scienze dell'educazione - Educatore sociale

All’interno di una comunità educativa residenziale che ospita adolescenti maschi, ci si trova frequentemente di fronte ad episodi di rabbia che sfociano in agiti eterodiretti, diventa dunque essenziale l’avvio di una riflessione sul ruolo dell’educatore in merito ad essi. La presente tesi intende dunque approfondire questo fenomeno, con il riferimento pratico ai casi di tre ragazzi, di cui si riportano degli accenni alle storie personali dei protagonisti e alcuni episodi di eteroaggressività da essi manifestati, un estratto della filosofia di Martha C. Nussbaum sulle emozioni, nello specifico sulla rabbia, e un sunto sulla teoria motivazionale di Giovanni Liotti. Entrambe queste chiavi di lettura verranno utilizzate per lo sviluppo di una rispettiva rilettura educativa di alcuni dei casi presentati.

Within a correctional youth center that hosts male adolescents, we are frequently faced with episodes of anger that result in heterodirected agitation, therefore it becomes essential to start a reflection on the role of the educator in relation to them. The present thesis therefore intends to deepen this phenomenon, with the practical reference to the cases of three boys, of which there are references to the personal stories of the protagonists and some episodes of heteroaggressiveness they manifested, an extract from Martha C. Nussbaum's philosophy on emotions, specifically on anger, and a summary of Giovanni Liotti's motivational theory. Both of these interpretations will be used for the development of a respective educational re-reading of some of the cases presented.

Verso una pedagogia della sensibilità. La comunicazione non verbale e le competenze dell’educatore del nido nella cura e relazione educativa

Studente: Cristiana Feroleto
Titolo tesi: Verso una pedagogia della sensibilità. La comunicazione non verbale e le competenze dell’educatore del nido nella cura e relazione educativa
Docente relatore: Prof.ssa Claudia Puzzovio
Docente controrelatore: Prof.ssa Laura Elia
Presidente commissione di tesi: Prof.ssa Lucia Ferraro
Data discussione tesi: 12 gennaio 2021
Baccalaureato/Laurea Triennale in: Scienze dell'educazione - Educatore della prima infanzia

I momenti di cura sono considerati, fin dalla nascita del bambino, occasioni privilegiate per la creazione di relazioni e legami significativi con l’adulto, e fonte costante di rifornimento emotivo, in grado di accrescerne la fiducia e l’autostima. È fondamentale, nel lavoro educativo al nido, saper accogliere e comprendere soprattutto i segnali preverbali con cui il bambino si esprime. Risulta pertanto essenziale, per legittimare i suoi bisogni ed emozioni e trasmettergli profonda sicurezza, che l’educatore operi rispettando tempi e ritmi individuali di ciascun bambino. Un educatore presente nella relazione attraverso modalità di interazione e pratiche di cura premurose e sensibili, riuscirà a rispondere in maniera puntuale ed appropriata alle richieste e necessità che emergono. È attraverso competenze teoriche interdisciplinari, ma anche e soprattutto sociali, unite alle pratiche di cura quotidiane, che si costruisce il rapporto fra bambino ed educatore concedendo ad entrambi il giusto tempo per sintonizzarsi emotivamente l’un l’altro ed entrare in relazione. Il linguaggio corporeo dell’educatore, quindi, può essere efficace strumento di comunicazione nella misura in cui si realizza attraverso un atteggiamento sensibile, una postura relazionale che mira a promuovere benessere nel bambino, accogliendolo nella sua unicità. L’agire dell’educatore dovrebbe favorire la cura educativa intesa come quell’insieme di azioni simboliche, intrise di premure ed attenzioni che vanno dallo sguardo al gesto e che donano tempo alla relazione. La prima responsabilità dell’educatore nei confronti del bambino è di porsi in ascolto, rispondendo con un atteggiamento empatico e riflessivo e con una direzione di senso capace di accompagnare la sua fioritura.

Since the birth of the child, the moments of care are considered privileged occasions for the creation of a significative bond with the adult, and a constant source of emotional supply that can increase the child’s trust and self-confidence. In the educational work of nursery school, it is fundamental to be able to accept and understand the preverbal signals that the child espresses. Thus, it becomes essential that the educator’s work must respect the times and rhythms of every single child in order to validate his needs and emotions and infuse a deep sense of safety. The educator whose relation to the child is expressed through an attentive and sensitive caring, will be able to answer to the child’s requests and needs in the right time and manner. The relationship between the child and the educator is built through theoretical interdisciplinary competences, above all social competences, together with daily caring practice. This kind of relationship gives them both the right amount of time to harmonise emotionally with one another and to get into a relationship. Therefore, the educator’s body language becomes an effective mean of communication insofar it is achieved through a sensitive attitude and a relational stance that aims at the child’s well-being, welcoming their uniqueness. The educator’s work should favour the educational care as seen as a whole of symbolic actions that are soaked in care and attention, i.e. the look and the gesture, that give time to the relationship. The educator’s first responsibility towards the child is to tune in, answering with an empathic and reflexive attitude that accompany the child’s growth.

C'era una volta... il movimento

Studente: Stefania Tessaro
Titolo tesi: C'era una volta... il movimento
Docente relatore: Prof.ssa Laura Elia
Docente controrelatore: Prof.ssa Viviana Schiavon
Presidente commissione di tesi: Prof. Lorenzo Biagi
Data discussione tesi: 22 ottobre 2020
Baccalaureato/Laurea Triennale in: Scienze dell'educazione - Educatore della prima infanzia

Il benessere psicofisico e lo sviluppo armonioso del bambino sono al centro del lavoro che svolge quotidianamente un insegnante della scuola dell’infanzia. Le sue cure amorevoli, la sua sensibilità e l’attenzione particolare che ha verso i bambini, hanno un ruolo fondamentale; tuttavia la pedagogia, e altre discipline complementari ad essa, si interrogano da sempre su quale sia la metodologia educativa migliore per favorire la crescita globale del bambino e lo sviluppo della sua autonomia. La psicomotricità classica, per esempio, ritiene che la strategia migliore sia quella di promuovere l’esperienza del bambino attraverso il gioco, l’uso del corpo e il movimento, stimolando il piacere di fare, e di sentirsi capace, e favorendo in questo modo il suo sviluppo globale. Essendo il bambino un essere dinamico, con le caratteristiche della globalità, lo sviluppo delle sue conoscenze motorie, cognitive e affettive non può avvenire in modo separato. Infatti, il grande merito della psicomotricità classica è stato proprio quello di aver superato il dualismo corpo-mente e di aver promosso un’educazione di tipo globale: il bambino attraverso il movimento e le esperienze corporee arriva alla conoscenza della realtà, dei rapporti spazio-temporali e del proprio sé, imparando a rapportarsi con gli altri. Il bambino, per crescere, ha bisogno di sperimentare il mondo e il proprio corpo, di scoprirsi - attraverso il gioco sensomotorio - capace e competente, ma nel contempo necessita anche di strutturare la propria identità a livello mentale e psichico, di percepire non solo il proprio “io agente” ma diventare anche consapevole del proprio “io sono”. È proprio mentre gioca, immedesimandosi nelle altre figure (gioco simbolico), che il bambino capisce chi è. Questa ricerca si pone l’obiettivo di dimostrare come lo sviluppo del bambino avvenga in modo globale, e in che modo, attraverso una didattica che unisce l’aspetto motorio a quello narrativo e simbolico, sia possibile favorire lo sviluppo di un’identità completa. Il mio proposito è quello di evidenziare l’impatto che hanno la motricità e la narrazione delle favole sullo sviluppo del bambino, mettendo in risalto i benefici che si possono ottenere unendo i due approcci in un’unica strategia educativa. Il tutto con un unico intento: sostenere una concezione globale del bambino, in cui il corpo e la mente sono entità interconnesse e contribuiscono entrambe alla sua crescita. Nel primo capitolo verrà trattata l’infanzia, l’età fondamentale della vita, in quanto rappresenta il momento determinante in cui il bambino percepisce il proprio sé, assumendo consapevolezza del mondo esterno e dei valori imprescindibili che ne fanno parte. Nel secondo capitolo verrà approfondito il concetto secondo cui lo sviluppo del bambino avviene in modo globale, e le varie scuole di pensiero che sostengono questa tesi. Nel terzo capitolo si prenderà in considerazione l’importanza che può avere il movimento, e la motricità, non solo per lo sviluppo motorio del bambino, ma per il suo sviluppo globale in genere. Parimenti, anche l’utilizzo della narrazione, di cui si tratterà nel capitolo quarto, può incidere in modo positivo sullo sviluppo globale del bambino, e non solo sul piano della sua crescita a livello cognitivo. Nel quinto e ultimo capitolo della mia ricerca è presentata una metodologia nuova, innovativa, proposta da un educatore milanese, il Dott. Marco Bettoni, che si è dimostrata efficace al fine di favorire lo sviluppo globale del bambino.

La forza dell’amore. Le cure emotive e amorevoli come base per uno sviluppo equilibrato del bambino

Studente: Silvia Sembiante
Titolo tesi: La forza dell’amore. Le cure emotive e amorevoli come base per uno sviluppo equilibrato del bambino
Docente relatore: Prof.ssa Viviana Schiavon
Docente controrelatore: Prof.ssa Laura Elia
Presidente commissione di tesi: Prof. Lorenzo Biagi
Data discussione tesi: 22 ottobre 2020
Baccalaureato/Laurea Triennale in: Scienze dell'educazione - Educatore della prima infanzia

All’interno di questo lavoro viene trattato il tema dell’importanza delle cure materne fisiche ed affettive nel corso della prima infanzia. In particolare vengono analizzate la teoria dell’attaccamento dalle sue origini, presentando quanto teorizzato da Bowlby e le ricerche successive compiute da Mary Ainsworth e Mary Main. In seguito vengono approfonditi gli studi sull’intersoggettività compiuti nell’ambito dell’Infant research e in ambito psicanalitico da Stern. Si prosegue poi con gli effetti negativi sullo sviluppo dei bambini deprivati delle cure materne, basandosi sulle ricerche compiute da Spitz, Bowlby e Winnicott. Infine si trattano i ruoli che l’educatrice deve svolgere all’interno dell’asilo nido, concentrando l’attenzione sulle capacità che deve acquisire per sostenere i bambini e le loro famiglie e sugli eventuali interventi da mettere in atto.

This work deals with the importance of maternal physical and emotional care in early childhood. In particular, the theory of attachment from its origins is analysed, presenting what Bowlby theorised and the subsequent research carried out by Mary Ainsworth and Mary Main. The studies on intersubjectivity carried out in Infant research and in the psychoanalytic field by Stern are then further investigated. The negative effects on the development of children deprived of maternal care are continued, based on research carried out by Spitz, Bowlby and Winnicott. Finally, the roles that the educator must play in the nursery are dealt with, focusing attention on the skills that she must acquire to support the children and their families and the possible interventions to be implemented.

Psicomotricità e relazione al nido d'infanzia. L'emozione dell'incontro attraverso il corpo.

Studente: Lucia Marini
Titolo tesi: Psicomotricità e relazione al nido d'infanzia. L'emozione dell'incontro attraverso il corpo.
Docente relatore: Prof.ssa Viviana Schiavon
Docente controrelatore: Prof.ssa Laura Elia
Presidente commissione di tesi: Prof. Lorenzo Biagi
Data discussione tesi: 22 ottobre 2020
Baccalaureato/Laurea Triennale in: Scienze dell'educazione - Educatore della prima infanzia

Il periodo tra gli zero e i tre anni è una fase fondamentale dello sviluppo, poiché è in questo momento che il bambino attraversa sia dal punto di vista fisico che psichico molti cambiamenti. Per poter crescere e svilupparsi in maniera armonica e corretta, fin dai primi istanti di vita il neonato ha la necessità di instaurare relazioni con i suoi simili e, in questo, il corpo e il movimento rivestono un ruolo fondamentale. Dopo la famiglia, è l’asilo nido il primo contesto in cui il piccolo inizia a prendere consapevolezza di sé e del proprio corpo, ed è qui che vive per la prima volta esperienze di legami sociali sia con adulti che coetanei. Affinchè ciò avvenga il corpo è uno strumento molto utile poiché il bambino, non essendo ancora in grado di comunicare verbalmente, entra in contatto con gli altri attraverso la sua corporeità. È in modo particolare nel gioco e nella pratica psicomotoria che attraverso il movimento i bambini, oltre che poter maturare correttamente dal punto di vista fisico e psichico, hanno la possibilità di entrare in contatto sia con sé stessi che con gli altri. In tutto ciò un ruolo fondamentale lo hanno gli educatori i quali, attraverso l’ascolto empatico, il contatto fisico, l’osservazione, il rispecchiamento e la sintonizzazione emotiva, devono programmare e strutturare in maniera adeguata l’ambiente, affinchè stimoli e permetta al bambino, attraverso la relazione, una crescita globale e completa.

The period from zero to three years old marks a fundamental phase for the child’s development, since he goes through many changes both at a physical and a psychological level. In order to grow and develop properly and harmoniously, the newborn feels the need to establish relationships with his fellow human beings from the very beginning of his life; in this process, the body and the movements play a crucial role. After the family, the nursery is the first context in which the baby begins to become aware of himself and of his own body, and it is here that he experiences his first social ties with both adults and peers. For this to happen, the body is a very useful tool because the child, still unable to communicate verbally, comes into contact with others through his corporeity. The body acquires great importance especially in the game and in the psychomotor practice because children, as well as being able to mature properly from the physical and psychic point of view, have the chance to engage with both themselves and others through movements. In all this, a significant role is played by educators who, through empathic listening, physical contact, observation, reflection and emotional tuning, need to plan and structure the environment in an appropriate way in order to stimulate the child, leading him to a global and complete growth.

I bambini con spettro autistico: attività a sostegno dell'intersoggettività

Studente: Alissa Niang
Titolo tesi: I bambini con spettro autistico: attività a sostegno dell'intersoggettività
Docente relatore: Prof.ssa Viviana Schiavon
Docente controrelatore: Prof.ssa Claudia Andreatta
Presidente commissione di tesi: Prof. Lorenzo Biagi
Data discussione tesi: 22 ottobre 2020
Baccalaureato/Laurea Triennale in: Scienze dell'educazione - Educatore della prima infanzia

Questa tesi vuole mettere in luce l’importanza della questione intersoggettiva nel trattamento dell’autismo all’interno degli asili nido. Ho scelto quindi la pratica del gioco come attività che le educatrici possono attuare all’interno della sezione come sostegno all’intersoggettività. Fu Trevarthen per la prima volta ad osservare come i neonati avviassero scambi comunicativi con la madre già dai primi mesi vita: inizialmente con lo sguardo fino ad arrivare ad abilità più complesse come l’imitazione dei gesti o delle parole che essa pronunciava. Questo permetteva al bambino di conoscere il modo in cui comunicare con il mondo e sviluppare quindi tutte le sue abilità. Questo può non accadere o rimanere non del tutto espresso. Nell’autismo gran parte dei deficit riguarda anche la matrice intersoggettiva dell’individuo. Il bambino infatti appare estraniato da ciò che lo circonda spesso perché è mancata la prima comunicazione intersoggettiva con la madre. Negli ultimi anni nuovi approcci hanno considerato la questione dell’insegnamento di queste abilità, tra queste il Modello Denver e il DIR/Floortime. Attraverso questi nuovi modelli presenterò alcuni giochi risultati molto stimolanti per la parte intersoggettiva sia di bambini autistici, sia di bambini con normo-sviluppo. Il primo approccio è caratterizzato da interventi precoci, fortemente studiati per raggiungere l’obbiettivo tenendo sempre conto dell’aspetto divertente dell’attività, ha la particolarità di indirizzare questi interventi non solo in un rapporto 1:1 ma piuttosto nell’introduzione all’interno di gruppi. Il secondo modello mira molto alla collaborazione tra famiglia e terapeuta che operano in simbiosi partendo dagli interessi spontanei del bambino per creare attività di gioco e scambi relazioni sempre più complessi.

This thesis aims to highlight the importance of the intersubjective issue in the treatment of autism within nurseries. Since often, within these structures, there are no support figures for autistic children, I think it is interesting that the whole team has methodological indications to be able to work with them within the section; this is why I chose the practice of play as a support for intersubjectivity. It was Trevarthen who observed for the first time how newborns initiated communicative exchanges with their mother from the first months of life: initially with the look up to more complex skills such as the imitation of gestures or words that she pronounced. This allows the child to know how to communicate with the world and thus develop all his skills. This may not happen or may not be fully expressed. In autism, most of the deficits also concern the subject's intersubjective matrix. In fact, the child appears estranged from what surrounds him often because the first intersubjective communication with the mother is missing. Precisely for this reason it is important to create, within educational projects, objectives regarding intersubjective skills. In recent years, new approaches have considered the issue of teaching these skills, including the Denver Model and DIR / Floortime. Through these new models I will present some games that are very stimulating for the intersubjective part of both autistic children and children with normal development. The first approach is characterized by early interventions, heavily studied to achieve the goal, always taking into account the fun aspect of the activity. The second model aims a lot at the collaboration between family and therapist who work in symbiosis starting from the spontaneous interests of the child to create play activities and exchanges of increasingly complex relationships.