C'era una volta... il movimento

Studente: Stefania Tessaro
Titolo tesi: C'era una volta... il movimento
Docente relatore: Prof.ssa Laura Elia
Docente controrelatore: Prof.ssa Viviana Schiavon
Presidente commissione di tesi: Prof. Lorenzo Biagi
Data discussione tesi: 22 ottobre 2020
Baccalaureato/Laurea Triennale in: Scienze dell'educazione - Educatore della prima infanzia

Il benessere psicofisico e lo sviluppo armonioso del bambino sono al centro del lavoro che svolge quotidianamente un insegnante della scuola dell’infanzia. Le sue cure amorevoli, la sua sensibilità e l’attenzione particolare che ha verso i bambini, hanno un ruolo fondamentale; tuttavia la pedagogia, e altre discipline complementari ad essa, si interrogano da sempre su quale sia la metodologia educativa migliore per favorire la crescita globale del bambino e lo sviluppo della sua autonomia. La psicomotricità classica, per esempio, ritiene che la strategia migliore sia quella di promuovere l’esperienza del bambino attraverso il gioco, l’uso del corpo e il movimento, stimolando il piacere di fare, e di sentirsi capace, e favorendo in questo modo il suo sviluppo globale. Essendo il bambino un essere dinamico, con le caratteristiche della globalità, lo sviluppo delle sue conoscenze motorie, cognitive e affettive non può avvenire in modo separato. Infatti, il grande merito della psicomotricità classica è stato proprio quello di aver superato il dualismo corpo-mente e di aver promosso un’educazione di tipo globale: il bambino attraverso il movimento e le esperienze corporee arriva alla conoscenza della realtà, dei rapporti spazio-temporali e del proprio sé, imparando a rapportarsi con gli altri. Il bambino, per crescere, ha bisogno di sperimentare il mondo e il proprio corpo, di scoprirsi - attraverso il gioco sensomotorio - capace e competente, ma nel contempo necessita anche di strutturare la propria identità a livello mentale e psichico, di percepire non solo il proprio “io agente” ma diventare anche consapevole del proprio “io sono”. È proprio mentre gioca, immedesimandosi nelle altre figure (gioco simbolico), che il bambino capisce chi è. Questa ricerca si pone l’obiettivo di dimostrare come lo sviluppo del bambino avvenga in modo globale, e in che modo, attraverso una didattica che unisce l’aspetto motorio a quello narrativo e simbolico, sia possibile favorire lo sviluppo di un’identità completa. Il mio proposito è quello di evidenziare l’impatto che hanno la motricità e la narrazione delle favole sullo sviluppo del bambino, mettendo in risalto i benefici che si possono ottenere unendo i due approcci in un’unica strategia educativa. Il tutto con un unico intento: sostenere una concezione globale del bambino, in cui il corpo e la mente sono entità interconnesse e contribuiscono entrambe alla sua crescita. Nel primo capitolo verrà trattata l’infanzia, l’età fondamentale della vita, in quanto rappresenta il momento determinante in cui il bambino percepisce il proprio sé, assumendo consapevolezza del mondo esterno e dei valori imprescindibili che ne fanno parte. Nel secondo capitolo verrà approfondito il concetto secondo cui lo sviluppo del bambino avviene in modo globale, e le varie scuole di pensiero che sostengono questa tesi. Nel terzo capitolo si prenderà in considerazione l’importanza che può avere il movimento, e la motricità, non solo per lo sviluppo motorio del bambino, ma per il suo sviluppo globale in genere. Parimenti, anche l’utilizzo della narrazione, di cui si tratterà nel capitolo quarto, può incidere in modo positivo sullo sviluppo globale del bambino, e non solo sul piano della sua crescita a livello cognitivo. Nel quinto e ultimo capitolo della mia ricerca è presentata una metodologia nuova, innovativa, proposta da un educatore milanese, il Dott. Marco Bettoni, che si è dimostrata efficace al fine di favorire lo sviluppo globale del bambino.